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16
Dic 20
CMM: un gigante gentile
  • Dicembre 16, 2020
  • admin

Lo sviluppo delle macchine di misura a coordinate è collegato allo sviluppo delle macchine utensili automatizzate.

Infatti, la prima macchina di misura manuale che rientrò nella categoria delle CMM venne sviluppata fra il 1956–1962 dalla Ferranti, un’azienda scozzese, che proprio in quel periodo si stava affermando sul mercato, acerbo ma in crescita vertiginosa, delle
macchine utensili a controllo numerico.

La CMM venne realizzata per esigenze stesse dell’azienda, che doveva far fronte al bisogno crescente di maggior rapidità e accuratezza nel controllo dei pezzi prodotti dalle nuove macchine a CN. Infatti, particolari meccanici prodotti nel giro di pochi minuti su macchine utensili a CN richiedevano ore per essere ispezionati. Fu così che, nel 1956, Harry Ogden, un progettista della Ferranti, ideò la prima CMM della storia. Anche qui in Mecom ci serviamo di questo strumento per le stesse ragioni, ricercando precisione, rapidità e qualità.

Sono macchinari che si servono degli infrarossi per misurare in modo preciso, si spostano sugli assi cartesiani e per questa caratteristica vengono anche definiti “macchine cartesiane”. In questo modo creano una mappatura dell’oggetto, che è molto simile alle coordinate che forniamo al nostro avversario quando giochiamo a battaglia navale. La macchina lavora in completa autonomia, ma l’operatore deve sempre stare nei paraggi per controllarne il buon funzionamento e un’eventuale manutenzione.

Stavamo dimenticando un dato importantissimo: queste macchine sono molto grandi, possono misurare anche 1600 x 3000 x 1600 mm.

È insomma un gigante gentile, è un piacere tra l’altro vederlo lavorare, sapete? Contro ogni aspettativa è silenzioso e aggraziato.

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